ALESSANDRO GHEBREIGZIABIHER

 

 

 

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La storia:

 

Nicolai Barlokkin nacque a Mosca il 19 settembre del 1902 da una famiglia dell’alta borghesia russa. I genitori, entrambi professori universitari, fin dai primi mesi gli impartirono una rigida educazione, fondata su principi, doveri e, soprattutto, insegnamenti di natura etica. Dal canto suo, il piccolo Nicolai maturò nel tempo un odio smisurato per la morale, con qualsiasi forma essa si presentava. Bontà, gentilezza, altruismo, generosità erano parole che scatenavano in lui una particolare allergia, quanto mai violenta se contenute in detti e aforismi densi di valore etico e formativo. Lo strano fenomeno si ripeté anche a scuola. Un giorno la maestra lo riprese perché non aveva fatto i compiti e il nostro giustificò la cosa attribuendo la responsabilità ad un fantomatico maremoto, colpevole di aver spazzato via la sua casa. L’insegnante lo ammonì, senza essere troppo severa, ma tenne a sottolineare in questo modo, a lui come al resto della classe, l’importanza della sincerità: “Le bugie”, recitò con enfasi, “hanno le gambe corte e dire la verità prima o poi ripaga”. Poche frazioni di secondo e la trasformazione ebbe inizio. Nell’aula si diffuse lo stupore e l’aspetto di Nicolai, oltre alla preoccupazione della maestra, suscitò l’ilarità generale, facendogli guadagnare il soprannome di ‘Lucertola’ Barlokkin. Nicolai, in seguito trasferitosi in Italia, è morto a Roma nel maggio del 1985.

Barlokkin è noto ai più per essere il fondatore del celebre movimento dei “Depressi”, nato alla fine degli anni settanta in Italia. I suoi componenti sono dei cultori del pensiero, degli amanti del ragionamento e della riflessione più acuta. Sono molto colti e preparati, soprattutto sulle abitudini delle lucertole dell’est europeo. I depressi non dicono mai niente senza aver scelto in modo maniacale e con estrema cura il vocabolo o la costruzione grammaticale. Per questa ragione non tollerano molto le inflessioni dialettali. Nei circoli depressi la facile ironia è bandita da sempre. La battuta è ben accetta solo se densa di profondi significati. Sin dalla loro nascita si contrappongono ai “Narcisisti”, comunità fiorita nel nostro paese più o meno nello stesso periodo. I figli di Narciso, come amano chiamarsi tra di loro, al contrario dei Depressi, comunicano solo attraverso i dialetti nostrani. Sono tutt’altro che attenti alla forma del linguaggio. L’unica estetica che a loro interessa è quella del corpo, avendone una cura quasi maniacale.

Il conflitto tra queste due famose correnti di pensiero è giunto recentemente ad una fase cruciale, come è raccontato nel romanzo “L’intervallo”, scritto da Ghebreigziabiher e pubblicato da Intermezzi Editore. La storia sta per cambiare, grazie all’eroismo di un uomo qualunque, uno come tanti, di nome Mario, il quale riesce a resistere al suo più grande bisogno: fare la pipì.

 

 

 

 Calendario spettacoli:

 

Venerdì 31 Ottobre 2008, ore 21.00

 

Teatro Studio Uno

Via Carlo della Rocca, 6 - Roma

 

 

Il testo dello spettacolo è tratto dal romanzo "L'intervallo",

di imminente pubblicazione con Intermezzi Editore.

 

 

 

 

Informazioni e prenotazioni:

 

Email: lab_interculturale@tiscali.it

 

Tel: 348-9222588

 

 

Ultimo aggiornamento:

2008-10-01